Archivi categoria: agricoltura

serata agricoltura sostenibile

Gruppo di Acquisto Solidale di Preganziol

Per i Gruppi di Acquisto Solidale è fondamentale la diretta conoscenza dei produttori da cui ci si rifornisce, così com’è essenziale la fiducia. Costruire un rapporto fiduciario non è semplice, perché in questo assumono un ruolo centrale l’affidamento e la reciprocità. Per questa ragione è importante incontrarsi, fare conoscenza e confrontarsi.
Lunedì 17 giugno, dalle ore 20:45 incontriamo con piacere:
ARTEMISIA OVUNQUE – Michela Piva e Marco Parpinel – giovane coppia di piccoli imprenditori agricoli che persegue il proprio sogno di coltivare rispettando l’ambiente
Solidalia – Alice Scotti Marcello – giovane impegnata nel lavoro della società agricola biologica Solidalia, che produce ortaggi e verdure biologiche
Sala Conferenze Biblioteca Comunale di Preganziol Piazzetta Ronfini 1 – 31022 Preganziol TV

ARTEMISIA OVUNQUEMichela Piva e Marco Parpinel
Siamo una giovane coppia di piccoli imprenditori agricoli. Da oltre dieci anni ci dedichiamo all’agricoltura biologica, sperimentando anche processi che garantiscono la naturale fertilità del terreno (ad esempio ispirandoci al metodo Manenti). Il nostro rapporto con i clienti è diretto. Lavoriamo/collaboriamo principalmente con i GAS e con altre realtà che si caratterizzano per la natura associativa e per l’impegno sociale fuori dalle istituzioni. Ognuno può valutare direttamente la qualità dei nostri prodotti. La distribuzione dei nostri prodotti orticoli avviene soprattutto nei mercatini. Non abbiamo intermediari. La nostra missione si suddivide in diversi punti: Rispetto della natura; Proteggere la biodiversità; Valorizzare le varietà ortofrutticole; Valorizzazione della agricoltura locale e il territorio; Recuperare e favorire ortaggi e tradizioni antiche. Ci potete trovare, con cadenza settimanale, a:
Cusignana: mercoledì pomeriggio
Treviso Open Piave: mercoledì sera
San Pelaio (Treviso): venerdì mattina
Montebelluna: sabato mattina.
Entrambi abbiamo una formazione universitaria in antropologia.

SOLIDALIA Alice Scotti Marcello
Sono referente del progetto di agricoltura didattica e sociale del Gruppo Solidalia, gruppo paritetico di cooperative con sede a Mirano (VE). Sono inoltre responsabile delle attività didattiche e sociali all’interno dell’Oasi WWF di Valle Averto.
Con Solidalia, riforniamo Gruppi di Acquisto Solidale e con i nostri prodotti siamo in grado di soddisfare il fabbisogno settimanale di circa 60 famiglie. Ma con le api ospitate nell’oasi del WWF produciamo anche miele millefiori ed acacia e poi prepariamo confetture di more selvatiche e su alcuni tratti di terreni coltiviamo anche asparagi e carciofi. In collaborazione con il WWF, abbiamo organizzato all’interno dell’oasi una fattoria didattica e sono già attivi percorsi natura ed eventi tematici per avvicinare grandi e piccoli a temi importanti come la biodiversità e la tutela dell’ambiente. Ogni guida affianca le scolaresche per far loro conoscere il mondo delle api, le tracce degli animali, i misteri della laguna… Abbiamo anche inserito una proposta/workshop per i ragazzi più grandi per far loro capire cosa comporta la gestione di un’oasi naturale. Sono laureata in giurisprudenza. Inoltre faccio volontariato nel reparto pediatrico dell’ospedale di Treviso con il progetto “Giocare in Corsia”.

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GC Treviso – giugno

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agricoltura bio a Roncade

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serata pesticidi

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GC maggio a TV

IN MARCIA PER DIRE STOP PESTICIDI

DOMENICA 19 MAGGIO MARCE STOP PESTICIDI IN DIVERSE LOCALITA’ ITALIANE, PER IL WWF SERVE UN NUOVO PAN PESTICIDI CHE TUTELI LA SALUTE DEI CITTADINI E LA NATURA

A livello europeo e nazionale sta crescendo una diffusa consapevolezza nei cittadini-consumatori sull’urgenza di adottare provvedimenti per limitare l’utilizzo dei pesticidi, in particolare in agricoltura ma anche nelle nostre città per la gestione del verde urbano pubblico e privato. Per il WWF serve un cambio di paradigma che ribalti completamente l’approccio considerando l’uso della chimica di sintesi l’ultima ratio nelle pratiche agronomiche, vietando l’uso dei pesticidi quando non sussistono comprovate situazioni di emergenza e quando il loro uso può essere sostituito con pratiche meccaniche, come nel caso dei diserbanti. Non è casuale che il pesticida maggiormente presente nelle acque sia proprio il glifosato, il diserbante più utilizzato in agricoltura. I dati ISPRA confermano che i livelli di inquinamento da glifosato sono ormai fuori controllo e l’unica soluzione da adottare con urgenza è la sua eliminazione dal mercato o quanto meno divieto di utilizzo in tutte le aree vulnerabili per la presenza di corsi d’acqua o del reticolo idrografico superficiale. All’emergenza pesticidi le Associazioni, i comitati di cittadini e molti Amministratori locali rispondono domenica 19 maggio in diverse località del nostro Paese con marce e presidi per chiedere la limitazione dell’uso dei pesticidi, in particolare nelle aree agricole periurbane o in prossimità delle abitazioni, come avviene nell’area della produzione del prosecco e delle mele nel nord Est d’Italia, da dove è partita l’iniziativa della Marcia Stop Pesticidi. Il WWF nella giornata di domenica rilancerà la richiesta ai tre Ministri, Ambiente, Agricoltura e Salute, di approvazione del nuovo PAN Pesticidi (scaduto il 12 febbraio scorso) che garantisca una maggiore tutela della salute dei cittadini e di specie ed habitat naturali.

volantino per domenica

AGROINDUSTRIA-ALLEVAMENTI: UN MEGASISTEMA ALIMENTARE CHE ALTERA IL CLIMA E DEVASTA IL MONDO, INVECE DI NUTRIRLO

UN SETTORE TOTALMENTE ANTIECOLOGICO. I pesticidi sono l’aspetto minaccioso e sgradevole di un problema molto più ampio: è l’intero sistema alimentare dominante ad essere sotto accusa. Il megasistema dato dalla connessione tra Agroindustria e Allevamenti è ormai riconosciuto dalla letteratura scientifica internazionale come un apparato di degrado e distruzione su vasta scala. Esso infatti si colloca al primo posto per quanto riguarda: la desertificazione dei terreni; l’inquinamento di aria e terra; il consumo di acqua e di suolo fertile; l’ aggressione alla biodiversità e ai servizi ecosistemici; lo stravolgimento di fondamentali cicli vitali quali quelli dell’azoto e del carbonio. Inoltre, è in prima posizione anche per quanto concerne l’emissione dei gas serra più potenti, vale a dire metano e protossido di azoto; in conseguenza di ciò, il solo ciclo della carne è valutato come il primo agente antropogenico di effetto serra, con oscillazioni variabili dal 18% (FAO 2006) al 51% del totale (Goodland-Anhang 2009), cui andrebbero aggiunte le restanti emissioni agroindustriali. I movimenti per il clima risulteranno del tutto velleitari e inconcludenti, se eviteranno di confrontarsi con questi dati essenziali e inaggirabili.

UN SETTORE TOTALMENTE ANTIECONOMICO. La retorica sviluppista è solita acclamare in modo acritico la straordinaria capacità produttiva del settore; tuttavia, questa esaltazione unilaterale occulta il lato oscuro di tale crescita, vale a dire gli smisurati costi ambientali e sociali che l’accompagnano come un’ombra. I costi ambientali principali sono quelli sopra citati, e il loro valore è, a rigore, così imponente da travalicare qualsiasi valutazione economica, per quanto elevata: i servizi ecosistemici, così come i cicli vitali del carbonio e dell’azoto, sono basilari per la vita cosmica, non sono sostituibili con la tecnologia e non sono compensabili con punti di PIL e di fatturato aziendale. Basterebbe questo per decretare il carattere pesantemente “antieconomico” dell’agroindustria, nella misura in cui si spinge ad aggredire perfino gli inestimabili pilastri ecologici che sostengono la rete della vita, in nome del profitto e della crescita irresponsabile. In aggiunta, occorre focalizzare che l’agroindustria risulta fortemente inefficiente (in perdita) anche da un punto di vista energetico, poiché impiega circa dieci unità energetiche per ricavarne solo una in cibo (D. Pimentel e coll.), e nel settore della carne va ancora peggio: ma le passività energetiche, così come quelle ambientali, non gravano sulle multinazionali del cibo, bensì vengono caricate sulle spalle della natura e dell’intera società (in gergo tecnico le chiamano pudicamente “esternalità negative”: vuol dire che chi rompe non paga). Per dirla in breve: agroindustria e allevatori si vantano di produrre molto “valore aggiunto”, ma a ben vedere è abissalmente di più il valore che, nel contempo, viene sottratto. Ma c’è dell’altro: come se non bastasse, queste attività antiecologiche e antieconomiche vengono addirittura sostenute con risorse pubbliche. In Italia, con la sola PAC (Politica Agricola Comune)2014-2020 abbiamo girato 52 miliardi di soldi pubblici all’agroindustria, in gran parte finalizzati alle grandi aziende(in più, bisognerebbe considerare anche i sussidi europei e nazionali alla pesca e agli allevamenti ittici, che costituiscono un capitolo a parte). Secondo indagini al di sopra di ogni sospetto, gli allevatori italiani, europei e americani sono soliti ricevere l’equivalente di circa 2 dollari – 2 dollari e ½ di sussidi pubblici per ogni capo di bestiame, al giorno! (Cfr.J. Stiglitz, 2007; World Bank, 2002). Vengono chiamati “sussidi perversi” proprio perché sono irrazionali e favoriscono attività dannose, per di più incrementando il nostro debito pubblico!

UN SETTORE ETICAMENTE DEPLOREVOLE. I meccanismi sopra delineati promuovono pratiche parassitarie, e conseguentemente una metodica deresponsabilizzazione civile e morale sia nella sfera della produzione, sia in quella del consumo. I produttori infatti godono di una speciale immunità di fronte agli epocali costi ambientali da essi provocati: non solo non pagano alcunché, ma vengono addirittura premiati in modo sistematico. Analogamente dicasi per i consumatori irresponsabili, i quali si rivelano complici del sistema nella misura in cui pretendono di ottenere a buon mercato (e talvolta sottocosto) cibi dai costi ambientali spropositati: solo per esemplificare, è noto che un hamburger dovrebbe costare 100 dollari e più, se i costi effettivi venissero internalizzati nei prezzi ( Raj Patel 2010; Chandran Nair 2011). Ma non basta: il sistema attuale ingenera enorme cinismo morale e assuefazione alla sofferenza animale, in linea con la mentalità cartesiana che ha contrassegnato l’avvento della modernità e che sorregge ancor oggi il mondo agroindustriale. Quest’ ultimo infatti presuppone che gli animali e l’intera natura siano meri strumenti passivi a disposizione dell’apparato economico-tecnologico, e come tali illimitatamente manipolabili: la spietata logica del dominio che ne discende, oltre ad essere totalmente irricevibile sul piano etico, comporta una rozza svalutazione e una colpevole incomprensione dell’importanza insostituibile dei molteplici fattori naturali; in tale cecità plurima è radicata la catastrofe etica, economica ed ecologica che avvolge il nostro tempo.

SYSTEM CHANGE, NOT CLIMATE CHANGE. Cambiare il Sistema alimentare, significa operare per un radicamento di esso nella Terra quale organismo vivente, e più in generale per un rinnovato equilibrio tra umani, animali e natura, in luogo delle preesistenti opposizioni/prevaricazioni. Si tratta di ridisegnare il sistema alimentare integrando etica, ecologia e prosperità senza crescita, contrastando le attività antiecologiche – antieconomiche. Solo per iniziare, oltre al bando dei pesticidi, ecco alcuni obiettivi, già discussi e approvati nel Coordinamento veneto Siamoancoraintempo:
Riduzione drastica (meglio sarebbe eliminazione) del consumo di carne, pesce e derivati animali.
Abolizione dei sussidi all’agroindustria, al ciclo della carne e del pesce; aumentare
invece le sovvenzioni per lo sviluppo dell’agricoltura sostenibile, biologica
ed ecologica nelle sue varie forme (inclusa Permacoltura), a partire dai piccoli produttori.
Deburocratizzare la produzione biologica a favore dei piccoli produttori.
Internalizzare i costi ambientali, sociali ed economici, che devono gravare sui soggetti responsabili.
Promuovere la riforestazione policolturale e la rinaturalizzazione, al fine di ripristinare l’ecosistema naturale minacciato dall’antropizzazione crescente. Operando in queste direzioni, verrebbe anche implementata l’occupazione in forme dignitose, coniugando lavoro, ecologia, etica e benessere reale.
A cura di: ASSOCIAZIONE ECO-FILOSOFICA SOS ANFIBI COMITATO NO PEDEMONTANA GENUINO CLANDESTINO TV